N° 31/2005

(Venerdì 4 Marzo 2005)

 

Editoriale

 

Il giorno di San Valentino quest'anno sarà tristemente ricordato dai Libanesi, a causa dell'attentato in cui ha trovato la morte l'ex premier Rafik Hariri, principale oppositore a quella specie di "protettorato" che la Siria esercita sul Libano dal 1989, mantenendo contingenti di truppe armate nel suo territorio, specialmente nel sud del Paese. Sarà un caso, ma proprio recentemente gli Stati Uniti ed Israele sono tornati a puntare il dito contro la Siria, e questo attentato fa proprio al caso loro. I teorici del complotto, che al caso credono sempre poco, sono unanimi nel dichiarare che anche questo avvenimento, come tanti altri nel passato e, purtroppo, tanti altri nel futuro, fanno parte di un disegno già tracciato rispondente alla tristemente famosa formula «Problema- Reazione - Soluzione». Si crea ad arte un problema e si suscita una reazione che induca la gente a pensare "bisogna fare qualcosa". A questo puntole stesse entità che hanno segretamente creato il problema propongono una soluzione che gli faccia comodo, e si trovano la via aperta e spianata per attuarla. Nel primo articolo di questo numero daremo spazio a queste ipotesi alternative che certamente non troverete nei quotidiani e nei telegiornali. Gli altri due articoli, invece, si riagganciano a temi già discussi nel numero precedente e non necessitano di ulteriori commenti. Buona lettura. Rebis.

 


L'attentato di Beirut:

un classico scenario "Problema - Reazione - Soluzione"

 

 

Rafik Hariri

I fatti. Il giorno 14 Febbraio, alle ore 13 (le 12 in Italia), a Beirut, un'autobomba imbottita con 350 chili di esplosivo è stata fatta esplodere al passaggio del convoglio su cui si trovava Rafik Hariri, ex premier sunnita del Libano. Il fatto è avvenuto mentre il convoglio stava transitando lungo la Corniche, il lungomare di Beirut, di fronte a due dei più grandi e rinomati hotel della capitale libanese, il St. George ed il Phoenicia. La deflagrazione, oltre all'ex premier, ha ucciso tre delle sue guardie del corpo ed almeno altre sei persone, ed ha causato un centinaio di feriti. Nel tardo pomeriggio l'attentato è stato rivendicato da un gruppo che si è definito "Al Nasr wal Jihad al Sham" (La vittoria della Jihad in Siria), a causa dei legami che Hariri si presumesse aveva con l'Arabia Saudita. Ma poco prima si era già fatto avanti un altro gruppo, "Johund al Sham" (I soldati della Siria) rivendicando la paternità dello stesso atto. Subito dopo l'attentato la città è stata scossa da un'ondata di paura e di angoscia; i negozi hanno chiuso, il traffico è impazzito e centinaia di giovani sono scesi in piazza gridando slogan contro la Siria e chiedendo il ritiro delle loro truppe dai territori libanesi.

Ma chi era Rafik Hariri? Nato nel 1944 a Sidone, nel Libano del Sud, da una modesta e numerosa famiglia musulmana sunnita, riuscì ben presto a crearsi un impero dapprima nel settore edilizio, e poi in quello delle banche, delle assicurazioni e dei media. Ma è nel campo politico che ebbe i maggiori successi: alla guida del Governo per cinque volte tra il 1994 ed il 2002, era considerato il motore della ricostruzione del paese uscito, nel 1990, da 15 anni di sanguinosa guerra civile che avevano devastato il Paese. Per questo era noto come "Mr. Lebanon" («Mister Libano»).

 

I retroscena. Hariri era tra i più accesi oppositori della presenza siriana nel suo paese (dagli accordi di Taef del 1989 la Siria esercita una sorta di protettorato sul Libano, mantenendo, soprattutto nel sud del paese, a maggioranza musulmana, un contingente di circa 14000 militari). Egli è stato indicato come uno dei maggiori promotori della risoluzione 1559 dell'ONU che intima il ritiro delle truppe di Damasco prima delle elezioni politiche di Maggio. Le diverse rivendicazioni, come si è detto, sembrano addossare tutta la colpa alla Siria, ma c'è chi la pensa diversamente. Come sempre quando accadono determinati avvenimenti, bisogna seguire la logica del "Cui prodest?", cioè: «A chi giova veramente?». In questo caso la Siria, da tempo nel mirino degli Stati Uniti che continuano ad annoverarla tra i paesi inseriti nel cosiddetto "Asse del Male", avrebbe tutto da perdere e nulla da guadagnare ad attirarsi contro di sé anche soltanto i sospetti di aver progettato l'assassinio di un personaggio come Hariri. Anzi, il giovane presidente Siriano, Basha al-Assad ha recentemente collaborato con l'intelligence italiana fornendo informazioni necessarie per sventare il recente tentativo di attentato alla nostra ambasciata nel Settembre scorso. D'altra parte è noto che Israele ha tutto l'interesse a creare il caos nel Libano e lo stesso dicasi per gli Stati Uniti. Scrive in proposito il Dr. Sam Hamod, esperto del Libano ed ex direttore del Centro Islamico di Washington [1]:

 

«La maggior parte degli esperti in Medio Oriente sul mondo arabo e musulmano credono che dietro l'assassinio dell'ex Primo Ministro Libanese vi sia la mano di Israele. Bush ha prontamente puntato il dito contro la Siria, così come ha fatto Israele, e tanto è bastato loro a convincersi, in quanto sono gli unici due paesi che hanno da guadagnare nel creare disordini in Libano. Il Presidente Lahoud e gli Hezbollah, che rappresentano le due più importanti fazioni del governo libanese hanno entrambi condannato l'attentato ed i loro esperti hanno stabilito delle analogie tra questa esplosione e precedenti attentati, perpetrati in passato a Beirut, contro leader palestinesi da parte di Israele. La cabala di Bush ed Israele vogliono la Siria fuori dal Libano, ma la maggior parte dei Libanesi sanno che la presenza Siriana è un aiuto al loro paese nel frenare l'invasione di Israele nel Libano (come avvenne negli anni '80 quando venne occupata la parte sud del paese fino a che gli Hezbollah non li hanno ricacciati indietro con la forza militare). Ancora, con la morti di Hariri, Israeliti ed Americani possono entrambi dichiarare che l'area è ancora instabile e che necessita di una "democrazia" di stile americano da stabilirsi con l'occupazione».

 

Come scrive David Icke, uno dei massimi esperti di teorie del complotto negli Stati Uniti, nel suo sito [2]:

 

«L'assassinio dell'ex premier libanese è il tipico schema problema - reazione - soluzione degli Illuminati. La Siria è uno dei prossimi obiettivi nella lista nera americana, un fatto costantemente confermato delle affermazioni di Condoleeza Rice, e proprio ora arriva un attentato politico attribuito alla Siria (ma è soltanto una coincidenza, niente di cui preoccuparsi...)».

 

Riferimenti:

[1] «Was Israel Or Bush Involved In The Assassination Of Rafik Harriri?», del Dr. Sam Hamod, su www.rense.com (15-02-2005)

[2] «David Icke Headlines», Febbraio 2005.

 


Venerdì 13 - Inferno sulla Terra

 

AsteroideNon è il titolo del prossimo, ennesimo, film sulle gesta dell'assassino psicopatico Jason Vorhees, ma ciò che potrebbe apparire tra una ventina di anni sui nostri giornali. Precisamente il 13 Aprile 2029, un venerdì, il nostro pianeta sarà sfiorato da un gigantesco asteroide grande quanto tre campi da calcio, che passerà a soli 36.000 chilometri di distanza, un decimo circa della distanza Terra-Luna, ed altezza a cui vengono posizionati i satelliti geostazionari. Mark Bailey, direttore dell'Armagh Observatory di Londra (e già il nome "Armagh" richiama sinistramente l'Armageddon, la fine del mondo secondo l'Apocalisse biblica) dichiara che il corpo celeste sarà sì molto vicino ma non pericoloso. Sarà, ma questo fatto suggerisce alcune inquietanti risposte agli interrogativi lasciati aperti nell'articolo pubblicato sul numero scorso, a proposito della missione "Deep Impact" della NASA. L'asteroide fu scoperto per la prima volta nel 19 giugno 2004, da un gruppo di astronomi, Roy Tucker, David Tholen e Fabrizio Bernardi. Ad esso venne dato il nome convenzionale di 2004 MN4. Successivamente, il 18 Dicembre 2004, lo stesso oggetto venne “riscoperto” da Gordon Garradd del Siding Spring Survey (SSS) impegnato nel Near-Earth Object search program, un programma di ricerca per la rivelazione, l’osservazione ed il monitoraggio di oggetti che potenzialmente si potrebbero trovare a passare troppo vicino alla Terra, ricevendo il nome MPEC 2004-Y25:2004 MN4. Se un oggetto del genere colpisse il nostro pianeta libererebbe una quantità di energia pari a 1600 megatoni (circa 80.000 volte più potente della prima bomba atomica sganciata su Hiroshima). Oggi 2004 MN4 è considerato dagli scienziati, che lo tengono costantemente sott'occhio, uno degli oggetti più potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Maggiori dettagli (con una mappa stimata della traiettoria) nell'articolo seguente:

 

Riferimento:

 

«Minaccia asteroide», di Margherita Campaniolo, del 03/01/2005.

 


Termometri impazziti: forse responsabile il SISMI

 

Un termometro a mercurioNel numero scorso abbiamo parlato di un fatto assai curioso ed anomalo avvenuto in una zona di Roma a metà Gennaio: nella farmacia Igea di largo Cervinia, lungo Via Trionfale, circa 1800 apparecchi tra termometri e barometri sono contemporaneamente ed inspiegabilmente esplosi, tra le 16:30 e le 18:00 di venerdì 14 Gennaio. Lo stesso fenomeno si è verificato anche nei negozi e negli appartamenti della stessa zona, con un moltiplicarsi delle segnalazioni nei giorni successivi. In tutti i casi, la colonnina di mercurio è salita fino a 42°, frantumandosi poi successivamente in tante minuscole sfere grigie. L'attenzione della squadra investigativa, coordinata dai Carabinieri dei NAS, è stata subito rivolta alle antenne di telefonia cellulare presenti nella zona, ma si è rivelata ben presto una falsa pista. In realtà, da successive indagini, sembra che il maggiore indiziato sia oggi uno degli uffici di un palazzo per natura molto riservato, quello del SISMI, il servizio segreto militare italiano, che ha sede a Forte Braschi. Per accertare se le emissioni elettromagnetiche provenienti da Forte Braschi siano effettivamente la causa dell'esplosione anomala, sarà probabilmente necessario "replicare" o in un qualche modo simulare le stesse frequenze in laboratorio, ma sarà estremamente difficile, se non impossibile, effettuare i rilevamenti all'interno degli uffici trattandosi, come già sottolineato, di un palazzo non solo militare, ma per giunta dei servizi segreti. Al momento, comunque, l'indagine è ancora contro ignoti ed il reato contestato è "immissione di sostanze pericolose". Il team nominato dal magistrato per effettuare le indagini è composto da Italo Bernardi, dell'Università La Sapienza di Roma, Paolo Vecchia, del Consiglio Superiore di Sanità, e Antonio Guerriero, dell'ARPA, che avranno 60 giorni per chiarire i motivi delle esplosioni anomale. Con loro, rimarranno ad indagare anche gli uomini del NAS e del NOE che hanno sequestrato tutto il materiale per analizzarlo. Una domanda potrà sorgere spontanea ai più smaliziati: come mai il fenomeno si è verificato in un momento preciso, a partire dal 14 Gennaio, e non prima?

 

Riferimento:

 

«Termometri in tilt per le onde del Sismi», di Cristiana Mangiani, pubblicato sul "Messaggero" di Mercoledì 16 Febbario 2005.

 


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