N° 24/2004

(Sabato 6 Marzo 2004)

 

Editoriale

 

Continua in questo numero, a breve distanza dal precedente, il riassunto del complesso caso dell'incidente del 30 Agosto 1997 nel tunnel dell'Alma di Parigi, nel quale hanno trovato la morte la principessa Diana Spencer, il suo compagno Dodi al Fayed e l'autista Henri Paul. I recenti sviluppi, al termine dello scorso anno, hanno convinto le autorità inglesi ad aprire la prima inchiesta ufficiale sulla tragica morte, a sei anni di distanza. Meglio tardi che mai, si potrebbe insinuare! I particolari, negli articoli che seguono. Rebis. 

 


 

La tragica morte della principessa Diana

(seconda parte)

 

 

Trevor Rees-Jones- La testimonianza di Trevor Rees-Jones. Trevor Rees-Jones (in foto, fonte: [1]), la guardia del corpo della principessa Diana e del suo compagno Dodi Al Fayed, è l'unico sopravvissuto all'incidente sotto il tunnel dell'Alma. L'ex paracadutista dell'esercito britannico, guarito dal punto di vista fisico, ma non del tutto sotto il profilo psicologico, conservava immagini abbastanza nitide dal momento in cui, assieme a Diana e Dodi, uscì dal Ritz. Fino a quando la Mercedes, a Place de la Concorde, scattò come un fulmine verso l'appuntamento con la morte. Trevor Rees-Jones, in quegli istanti, allacciò la cintura di sicurezza, fatto insolito per una guardia del corpo. È sempre lui a menzionare la misteriosa Uno bianca che potrebbe aver causato l'incidente, ad affermare che Henri Paul, l'autista, non gli sembrava ubriaco ed a confermare l'idilliaca storia d'amore tra Dodi e Diana.

 

- La tomba. Gli Spencer, la famiglia d'origine di Lady Diana, hanno eretto un mausoleo in cui la Principessa è stata sepolta dopo i leggendari funerali londinesi. La tomba si trova sull'isola di Althorp, di proprietà della famiglia Spencer. Il mausoleo è meta di autentici pellegrinaggi di fedeli all'icona pop di Diana. Ma c'è un particolare che farebbe pensare a qualcosa di strano, quasi come si trattasse di un giallo nel giallo. Pochi giorni dopo la sepoltura, sembra che degli ignoti abbiano tentato l'apertura della tomba. Secondo il portavoce del vescovo Paul Needham, il sospetto nascerebbe dal cemento fresco che sarebbe stato usato per risigillare la tomba. Se qualcuno avesse semplicemente voluto violare la tomba, non si sarebbe presola briga di sigillarla nuovamente con cura. Secondo gli abitanti dell'isola di Althorp il sepolcro ufficiale è vuoto da tempo. Charles Murray, gestore di un pub a Great Brington, dove si trova la chiesa che contiene la tomba di famiglia degli Spencer, conferma: "Qui la gente non crede più che Diana sia seppellita sull'isola". Il corpo sarebbe stato trafugato dalla stessa famiglia, che lo avrebbe messo al sicuro altrove.

 

- Altri particolari. Non manca, infine, chi, riferendosi al particolare che l'auto si è schiantata sul tredicesimo pilone del tunnel, ha visto in esso la firma degli "onnipresenti" Illuminati, per i quali il 13 è un numero sacro ed altamente simbolico (in relazione ai 13 gradi del Rito d'iniziazione, cfr. il relativo dossier).

 

I recenti sviluppi

 

- L'inchiesta francese. Recentemente le autorità francesi che indagano sull'incidente hanno chiesto di riesumare la salma per effettuare nuove indagini. Lo rivela il domenicale britannico Sunday Express, secondo il quale fonti del ministero della giustizia francese se la prendono con la famiglia reale e con il governo di Londra per come è stata gestita l'intera vicenda. «La decisione di imbalsamare la principessa e riportarla in Gran Bretagna entro poche ore dalla tragedia è stata presa a Londra. L'ordine è stato trasmesso alle autorità francesi dall'ambasciatore britannico a Parigi Sir Michael Jay. Se quell'ordine non fosse stato impartito, potete star certi che una vera autopsia sarebbe stata condotta qui», ha detto una fonte ministeriale al giornale. Le autorità francesi a questo punto vogliono che sia riesumato il cadavere nella speranza che dall'autopsia possano emergere nuove informazioni che scagionino i medici parigini dal sospetto di non aver fatto abbastanza per salvare la vita alla principessa. In particolare i francesi sono infastiditi dalle illazioni sull'ora e dieci minuti che l'autoambulanza ha impiegato per trasportare Diana dal ponte dell'Alma all'ospedale distante meno di 5 chilometri. L'imbalsamazione, dalla vita in su, è stata compiuta nella sala mortuaria di Parigi dalla patologa Dominique Lecomte, che ha proceduto malgrado la legge francese vieti questa procedura prima dell'autopsia in quanto la formalina usata inibisce ogni test tossicologico successivo. L'imbalsamazione, sia pure non completa, ha in ogni caso distrutto anche la possibilità di dire una parola definitiva su una presunta gravidanza di Diana che, secondo Mohammed Al Fayhed, sarebbe stata in attesa di un figlio di Dodi. I misteri e le polemiche sulla tragica notte del 31 agosto 1997 non si fermano qui. Il fotografo Patrick Chauvel ha raccontato a una troupe della televisione britannica Channel Five che la polizia stradale francese trovò sul sedile posteriore dell'auto dove sedevano la principessa ed il suo amante delle droghe. Non si sa a chi appartenessero quegli stupefacenti, anche se l'ex maggiordomo di Diana Paul Burrel ha raccontato che la principessa sospettava che Dodi avesse il vizio della cocaina.

 

- Il satellite spia. Mentre continuano a moltiplicarsi le ipotesi e le teorie di cospirazione, la verità sulla tragedia nel tunnel dell'Alma potrebbe anche arrivare nientemeno che da un satellite-spia, le cui registrazioni sono in mani americane. Il satellite Usa sorvegliava la ex moglie di Carlo d'Inghilterra e il suo compagno Dodi Al Fayed. Secondo quanto rivela un ex agente del Mossad, Gordon Thomas, queste informazioni «che potrebbero essere davvero utilissime», sono custodite in una cassetta blindata nel quartier generale dell'NSA a Fort Meade, vicino Washington, e l'unico ad averne ascoltato il contenuto è il capo dello staff dell'Agenzia, il quale mantiene un riserbo strettissimo. Perché?

 

La lettera di Diana con il nome "censurato"- La lettera di Diana. (fonte: [2]) Ma l'episodio che più di ogni altro ha fatto riaprire l'inchiesta a distanza di sette anni è stato il ritrovamento di una lettera autografa nella quale la Principessa denunciava i suoi sospetti circa un complotto che si tramava alle sue spalle. La lettera venne scritta a mano dieci mesi prima della sua morte, e consegnata nelle mani del suo maggiordomo Paul Burrell, con il compito di tenerla come "assicurazione" per il futuro. Nella lettera, Lady D. scriveva: «Questa particolare fase della mia vita è molto pericolosa. XXXXX sta progettando "un incidente" con la mia macchina. Un malfunzionamento dei freni ed una seria ferita alla testa in modo che Carlo abbia campo libero per sposarsi.» La lettera fu pubblicata dal "Mirror" il 20 Ottobre 2003, ed in essa il nome su cui ricadevano i sospetti di Diana venne occultato per motivi legali. Poi, però, cadde anche questo segreto, e si è saputo che quel nome era proprio "Charles", Carlo, suo marito, l'erede al trono d'Inghilterra. Questo documento va ad alimentare le teorie di cospirazione che già erano fiorite da sette anni a questa parte. E conferma l'avvertimento della stessa Regina d'Inghilterra, che aveva dichiarato i suoi sospetti circa alcuni "poteri al lavoro in questo paese sui quali non abbiamo conoscenza". La Regina stava parlando con Burrell in Buckingham Palace, in un incontro che si sarebbe rivelato fondamentale nel crollo del suo processo per furto. Così, provato da quell'incontro, e profondamente turbato del fatto che a distanza di sette anni ancora non era stata aperta nessuna inchiesta ufficiale in Inghilterra, Burrell aveva deciso di rendere pubblica l'inquietante testimonianza. Nel suo nuovo libro "A Royal Duty" l'ex servitore, accusato due anni fa di aver trafugato alcuni oggetti personali della principessa, afferma che Diana aveva iniziato a preoccuparsi della sua incolumità già due anni prima della sua morte, e che questo l'aveva indotta a trascrivere su carta i suoi presentimenti. 

 

[Fine 2° parte]

 

   


 

Bush e Kerry, compagni di teschio

 

Il simbolo della Skull & BonesLa popolarità di George W. Bush, attuale Presidente degli Stati Uniti, è in calo. Il suo più temuto antagonista, per lo schieramento democratico, è rappresentato da John Ford Kerry (JFK, le sue iniziali sono quanto meno curiose). Ma è davvero così? C'è una vera alternanza di potere nella carica più importante ed ambita del mondo? Forse no, se è vero che dei candidati presidenziali, i quattro più importanti: George W. Bush, John F. Kerry, Joseph Lieberman e Howard Dean, sono membri attivi della più potente ed elitaria setta segreta d'America, la «Skull and Bones» («Teschio e Ossa», o «Teschio e Tibie») con sede all’università di Yale, in un edificio squadrato chiamato "The Tomb", "La Tomba". Semplice coincidenza o prova fondamentale che il Presidente degli Stati Uniti d’America, non viene eletto dal popolo ma bensì «scelto» dal potere occulto? Per i dettagli sulla società segreta e sulla sua influenza nel governo e nelle istituzioni americane, vedi l'articolo di Maurizio Molinari, rif. [3] nell'elenco delle fonti. 

 


Fonti:  

[1] Clarence.com, sezione Cultura e spettacolo > X-Files > Complotto Diana.

[2] Jane Kerr, "Diana letter sensation: "They will try to kill me", pubblicata su"Mirror.co.uk".

[3] Maurizio Molinari, "Il segreto che unisce Bush e Kerry",  tratto da «La Stampa» del 06/02/2004, su Disinformazione.it.

 


 

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