N° 23/2004

(Giovedì 4 Marzo 2004)

 

Editoriale

 

Le News by Rebis si sono più volte occupate di complotti, presunti o provati, accaduti nel mondo. L'increscioso incidente nel quale trovarono la morte la Principessa Diana ed il suo compagno Dodi al Fayed, nell'Agosto del 1997, nasconde molte anomalie mai spiegate, oppure sulle quali si è cercato spesso di insabbiare e di depistare. In occasione dei recenti sviluppi che hanno fatto riaprire il caso e che hanno rafforzato le ipotesi di complotto (che vedono tra i primi sostenitori proprio il padre di Dodi, il magnate Mohammed, proprietario della catena di grandi magazzini Harrods), ci siamo proposti di pubblicare un dossier riassuntivo della vicenda. Data l'eccessiva lunghezza, esso verrà pubblicato in più parti (almeno due). In questo numero anche uno strano messaggio subliminale presente in uno spot pubblicitario trasmesso sulle nostre reti, che non mancherà di suscitare curiosità. Buona lettura, Rebis.

 


 

La tragica morte della principessa Diana

(prima parte)

 

La Principessa Diana SpencerI fatti. Nella tarda serata del 30 agosto 1997, la Principessa del Galles Diana Spencer (foto, fonte: [2]) e il suo nuovo compagno Dodi Al Fayed (figlio del magnate Mohammed, da anni in rapporti burrascosi con la Famiglia Reale inglese che non gli concede la cittadinanza anglosassone) escono dal retro dell'hotel Ritz di Place Vendôme, una delle proprietà degli Al Fayed. Diana e il suo compagno salgono a bordo di una Mercedes 280 nera, guidata dall'esperto autista Henri Paul, mentre di scorta è Trevor Rees-Jones, ex paracadutista dell'esercito britannico. L'autista percorre il breve tragitto che li separa dalla casa di Dodi a velocità vertiginosa, per sfuggire al nugolo di paparazzi che inseguono l'auto. Da poco, infatti, è stata diffusa la notizia della loro relazione, si sospetta addirittura che Diana sia incinta di Dodi, e queste voci preoccupano molto la casa Windsor:  un erede meticcio al trono d'Inghilterra sarebbe infatti una rovina. La Mercedes imbocca il sottopassaggio che conduce all'Alma. Al tredicesimo pilastro del tunnel, in una confusione clamorosa, tra le moto dei paparazzi e altre auto, Henri Paul perde il controllo della macchina e va a sbattere contro le pareti del sottopasso. È una strage, in pratica: Dodi e Henri Paul muoiono sul colpo; la principessa Diana respira ancora quando arrivano i soccorsi, ma è in fin di vita; la guardia del corpo è incosciente, ha riportato traumi gravissimi. I paparazzi continuano impietosamente a scattare foto. Arrivano le autorità. Diana è trasportata d'urgenza all'ospedale "La Pitiè Salpetrière", dove spira alle 3 a.m del 31 agosto 1997.

MI-6

 

Le ipotesi di complotto. Di particolari strani o, quantomeno, anomali, la vicenda dell'incidente è piena, e questo ha indotto molte persone, prime fra tutti il padre di Dodi, Mohammed al Fayed, a sostenere l'ipotesi del complotto secondo cui sarebbe stata la stessa Casa Reale dei Windsor, attraverso i servizi segreti, a commissionare l'incidente. I motivi, secondo i sostenitori di queste ipotesi, sarebbero il fatto che i Windsor e Diana erano da tempo in rotta di collisione. Le iniziative politiche della principessa finivano il più delle volte col mettere in risalto l'augusta grettezza che regna a corte. L'irriconciliabilità delle rispettive vedute è riassunta da fatti ben noti: il principe Filippo vaneggia di decimare l'umanità, sperando di reincarnarsi, come ha detto, "in virus mortale per risolvere il problema della sovrappopolazione", mentre Diana si è spesso sforzata di accogliere gli aspetti più profondi e difficili della vita, anche avvicinandosi alle grandi iniziative di Madre Teresa. Senza contare le voci insistenti sulla gravidanza di Diana, che come è stato già sottolineato, turbavano i reali. Ma quali sono gli elementi che fanno pensare ad un complotto? La rivista "Executive Intelligence Review", fondata da Lyndon LaRouche, rimane la fonte più credibile ed informata circa le manovre occulte e sospette che si celano dietro questa operazione. Dal dossier ricavato dalle indagini della EIR emergono i seguenti elementi.

 

L'auto di Diana e Dodi dopo l'incidente - I ritardi nei soccorsi. Il medico Frédéric Maillez, che ha prestato i primi soccorsi trovandosi casualmente sul luogo dell'incidente, ha dichiarato al giornale scozzese The Scotsman del 29 Settembre e a un giornale  medico francese di essere convinto che Diana se la sarebbe cavata se fosse stata portata subito all'ospedale. Invece, una serie incredibile di ritardi e di sviste ha fatto sì che ella arrivasse in sala operatoria parecchio tempo dopo l'incidente, quando a causa delle emorragie interne per i chirurghi ormai non c'era più niente da fare. L'autoambulanza è arrivata 14 minuti dopo la notifica di Maillez alla polizia, nonostante si sapeva chi fosse stato coinvolto nell'incidente. La stessa è poi ripartita dopo circa un'ora, a causa, come è stato detto, di difficoltà incontrate nell'estrarre la vittima dall'auto. Anche questo viene smentito sia dallo stesso Maillez, che aveva prestato i primi soccorsi, sia dalle foto dell'auto (fonte: [2]), che mostrano chiaramente che le portiere posteriori erano apribili. Ci sono voluti 43 minuti per giungere all'ospedale che dista solo 6 km dal luogo dell'incidente. La scelta stessa dell'ospedale fa pensare: a minore distanza si trovava il Val de Grâce, un ospedale militare in cui spesso erano state ricoverate alte personalità, ed è improbabile che i vigili del fuoco e la polizia non sapessero che là c'è di guardia, ogni giorno, 24 ore su 24, la migliore equipe di specialisti anti-trauma.

 

Una schematizzazione dell'incidente (fonte: [1])

 

 

- Le spie ed i testimoni. D'altra parte è ormai certo che l'operazione di caccia all'uomo sia stata condotta dai servizi inglesi, che si sono schermati dietro il nugolo di fotografi scalmanati. Il settimanale inglese The People (2 milioni di lettori) ha citato fonti anonime vicine alla polizia francese secondo cui l'operazione è stata condotta da "ex" agenti dei servizi inglesi MI-6. Da altre fonti l'EIR ha potuto ricostruire come all'Hotel Ritz ci fossero almeno cinque personaggi sospetti che seguivano gli spostamenti di Diana e Dodi al Fayed. Uno di questi osservava l'uscita posteriore dell'Hotel, e ha fatto una telefonata col suo cellulare quando ha visto uscire l'auto con Diana a bordo, dopodiché si sarebbero messi in moto non solo i fotografi, che si presumeva fossero stati depistati, ma anche le due automobili che avrebbero causato l'incidente. Per proteggere questi personaggi, e soprattutto le due auto, la polizia francese, comandata da Philippe Massoni, ha letteralmente scacciato testimoni scomodi come Gary Hunter che, accorso alla finestra del suo Hotel dopo aver udito il fragore nel tunnel, aveva potuto vedere le due auto uscire dal tunnel ed allontanarsi precipitosamente, evidentemente insieme. La polizia francese è riuscita a respingere una sua deposizione fino alla fine di ottobre. E lui non è l'unico testimone ad essere stato scoraggiato dalla polizia a fornire elementi concreti per l'inchiesta. L'indagine è resa ancora più oscura e confusa da una serie di testimonianze apertamente discordanti e contrastanti.

 

- Il caso Henri Paul. Sull'autista Henri Paul sono ricadute le responsabilità dell'incidente, accusato di essere ubriaco. La polizia francese ha avallato le storie del suo alcolismo e del fatto che non fosse autorizzato a guidare l'automobile, anche se da alcuni esami medici effettuati due giorni prima dell'incidente per la conferma del suo brevetto di pilota, Paul è risultato perfettamente sano senza alcun segno riconducibile all'alcolismo. Inoltre in nessuna farmacia francese si riesce a rintracciare la ricetta dei famosi psicofarmaci che Paul avrebbe ingerito. La famiglia di Henri Paul è riuscita ad ottenere la consegna della salma del congiunto, per l'inumazione, a condizione che rinunciasse esplicitamente a far eseguire un'autopsia indipendente. Quelle ufficiali, invece, sono lacunose, e secondo alcuni esperti, eseguite con grossolanità, prelevando addirittura campioni di sangue dagli organi sbagliati.

[Fine 1° parte - Continua...]

 


 

Pubblicità occulta?

 

L'auto nello spotIn questo periodo sui nostri teleschermi viene mandata in onda la pubblicità di un nuovo modello di autovettura di una nota casa automobilistica. Osservando attentamente il filmato, non può sfuggire una curiosa apparizione "subliminale", forse dovuta al caso, e forse no. Il filmato mostra un automobilista che scorrazza su e giù per la città, poi, durante la sosta ad un semaforo, apre una lattina di bibita gassata, che esplode invadendo l'abitacolo di schiuma. Ebbene, proprio quando la telecamera si sofferma sul semaforo che diventa rosso (un segnale che già, inconsciamente, predispone la mente ad una maggiore attenzione, e che chiunque guidi una macchina può recepire a livello subliminale), per un brevissimo lasso di tempo si nota un cartello accanto al semaforo che riporta a caratteri cubitali la parola "MASON" ("Massone", in inglese, v. foto in basso). Si tratta di una semplice coincidenza? Probabilmente la casa automobilistica non ha nessuna responsabilità se non quella di aver commissionato ed accettato lo spot per la sua diffusione; sarebbe però "simpatico" capire se nelle intenzioni del regista e/o dell'agenzia pubblicitaria c'era l'effettiva volontà di inserire un qualche riferimento all'organizzazione della Massoneria o se si tratta soltanto di una curiosa coincidenza non voluta. 

 

Un frame dello spot con la scritta MASON

 


Fonti:  

[1] Clarence.com, sezione Cultura e spettacolo > X-Files > Complotto Diana.

[2] Jane Kerr, "Diana letter sensation: "They will try to kill me", pubblicata sul sito del "Mirror".


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