Speciale Dossier Urna di Giacomo, 

"figlio di Giuseppe, fratello di Gesù"


Martedì 22 Ottobre 2002

Sulle pagine di "City", giornale a distribuzione gratuita della Capitale, ho trovato il seguente articolo:

Scoperta la prima traccia archeologica di Gesù

 

E' stata trovata in Israele la prima traccia archeologica dell'esistenza di Cristo. L'annuncio è stato dato a Washington dalla Biblical Archeology Review, la rivista che pubblicherà sul suo prossimo numero lo studio di Andre Lemaire, uno specialista francese di iscrizioni antiche. Secondo lo studio, sarebbe stata ritrovata recentemente un'urna funebre risalente al 63 d.C. sulla quale è scritto: «Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù».

Il proprietario dell'ossario di pietra calcarea ha chiesto di restare anonimo, ma non è chiaro perché abbia intuito l'importanza del reperto solo la scorsa primavera. 

L'urna con la scritta in aramaico

Nello stesso giorno, la medesima notizia viene riportata su altri quotidiani. Ecco, per esempio l'articolo pubblicato sul "Messaggero.

«Ecco la prova archeologica dell’esistenza di Gesù», afferma uno studioso francese

Washington - Un’iscrizione su un manufatto funebre, recentemente scoperta in Israele, potrebbe essere la più antica prova archeologica dell’esistenza di Gesù Cristo, secondo un esperto che ha datato il reperto a tre decenni dopo la crocifissione, avvenuta con tutta probabilità nel 30 d.C. Secondo André Lemaire, studioso francese di antiche iscrizioni, è “molto probabile" che il riferimento a Gesù di Nazareth sia autentico. Sebbene l’esistenza storica di Gesù non sia messa in discussione dagli storici, quello che si sa della sua vita proviene quasi totalmente dal Nuovo Testamento. Dalle fonti non cristiane (come Tacito e Giuseppe Flavio) si sa soltanto dell’esistenza di Gesù, della sua popolarità, della sua esecuzione capitale sotto Ponzio Pilato che fu in carica dal 26 al 36 d.C. In ogni caso nessun reperto archeologico del primo secolo riferito a Gesù è stato finora scoperto e studiato. Questa iscrizione, in lingua aramaica (quella parlata da Gesù) appare su un ossario vuoto in pietra calcarea. Vi si legge: «Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù». Lo studioso data l’iscrizione al 63 d.C. in base allo stile dell’iscrizione e al fatto che gli ebrei usarono tali ossari tra il 20 a.C. e il 70 d.C., e quindi sarebbe da collocare al tempo di Gesù e di Giacomo, che guidò la primitiva comunità di Gerusalemme fino alla lapidazione avvenuta nel 63 d.C. Secondo Lemaire soltanto una ventina di Giacomo in Gerusalemme avrebbero potuto avere per padre un Giuseppe e per fratello un Gesù. Di qui la sua ipotesi. Nei Vangeli si parla di "fratelli" di Gesù: ma il termine voleva dire membro dello stesso clan familiare.

Ancora, sul "Tempo", la notizia viene riportata così:

NEW YORK - Un'urna funebre ignorata per 2000 anni e riscoperta di recente in Israele sembra offrire la più antica traccia archeologica dell'esistenza di Gesù di Nazareth. Una scritta incisa sull'urna fa riferimento a Gesù ed è stata datata dagli esperti all'anno 63 dopo Cristo, circa tre decenni dopo l'epoca della crocifissione. L'annuncio della scoperta è stato dato ieri in una conferenza stampa a Washington organizzata dalla «Biblical Archeology Review», la rivista archeologica che pubblica sul prossimo numero lo studio di Andre Lemaire, uno specialista francese di iscrizioni antiche. Ma la scritta, facendo riferimento al «fratello» di Gesù, Giacomo, riapre anche interrogativi secolari sulla tradizione cattolica dell'ascesa in Cielo di Maria in condizione di «verginità perpetua».
L'esistenza storica di Gesù non è messa in dubbio dagli studiosi, compresi quelli non cristiani. Ma fino ad ora tutto ciò che è conosciuto sulla sua figura proviene dal Nuovo Testamento e non è mai stato trovato un manufatto del primo secolo collegato a Cristo. L'urna funebre sembra colmare questo vuoto, anche se lo stesso Lemaire lascia aperti gli interrogativi su dove sia stato custodito l'oggetto per oltre 19 secoli. Il proprietario dell'urna non aveva mai intuito la sua importanza fino a quando, la scorsa primavera, Lemaire ha avuto l'opportunità di studiarla. Il direttore della rivista archeologica, Hershel Shanks, ha potuto vederla il 25 settembre e la rivista ha deciso di pubblicare la storia. Il proprietario dell'ossario in pietra calcarea ha chiesto di restare anonimo, per evitare l'assedio di giornalisti e religiosi e per non dover assicurare e proteggere l'urna, che per il momento non intende esporre pubblicamente.


Venerdì 2 Novembre 2002

Durante il trasporto verso il Canada l'urna viene danneggiata. La notizia appare, per esempio, in un breve trafiletto sul "Corriere della Sera":

Danneggiata nel viaggio in Canada l' urna «tomba del fratello di Gesù»

È stata danneggiata, durante il trasporto da Israele al Canada, l'urna in pietra che avrebbe custodito le ossa di «Giacomo, figlio di Giuseppe e fratello di Gesù». Il reperto - che sarebbe, se autentico, una delle più grandi scoperte archeologiche, essendo la prima prova dell' esistenza del Messia - era stato concesso per 4 mesi dal governo israeliano.


Giovedì 7 Novembre 2002

Un altro articolo apparso sulle pagine di "City".

Impossibile stabilire la verità sull'ossario del fratello di Cristo

GERUSALEMME (Città contesa) - Potrebbe essere la più antica prova archeologica dell’esistenza di Gesù Cristo: la tomba del fratello Giacomo, morto nel 62 d.C., la cui scoperta è stata annunciata il mese scorso dalla BibIical Archeology Review, che si pubblica negli Usa. Ma secondo gli archeologi israeliani la verità sulle sue origini non si saprà mai. Troppo difficile capire se si tratta veramente dell’ossario del fratello di Cristo, vista la sua provenienza da un mondo oscuro come quello del commercio di antiquariato in Terrasanta, un ambiente frequentato da ladri di tombe, commercianti senza scrupoli e collezionisti che operano ai confini della legge. In più l’ossario, che sarà esposto a Toronto, in Canada, a partire del 16 novembre, è stato danneggiato durante il viaggio e ora una crepa lo percorre da un angolo fino all’iscrizione che recita “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. Il vero problema, spiegano i ricercatori, non è tanto capire se il reperto risalga veramente al primo secolo d.C.: questo è possibile stabilirlo con la quasi totale certezza. Non si saprà mai, però, se quelle al suo interno sono veramente le ossa del fratello di Cristo.

 


 

Venerdì 8 Novembre 2002

 

Navigando in Rete, all'indirizzo http://www.disinformazione.it/Giacomo.htm mi sono imbattuto in un ampio articolo critico sull'argomento. Clicca sul pulsante sottostante per visitare la pagina.

 

 


Venerdì 15 Novembre 2002

 

 

Sulla rivista "Hera Magazine" del mese di Novembre compare un articolo sul ritrovamento. Qualche tempo prima ne era stato dato un breve anticipo, qui riportato, sul sito abbinato:

 

LE NEWS INEDITE DI HERA

La prima prova storica di Gesù?

Una possibile prova storica dell’esistenza di Gesù, la prima in assoluto, è venuta alla luce, scolpita sulla pietra di un ossario ebraico di 2.000 anni fa. La rivista scientifica Biblical Archaeology Review, ha recentemente pubblicato la notizia dello straordinario ritrovamento che potrebbe sconvolgere radicalmente tutta la Cristianità. André Lemaire, un esperto di paleografia semitica della Sorbona di Parigi, sostiene che la scoperta dell’ossario testimonia un autentico riferimento a Gesù ed è databile al 63 d.C. appena tre decadi dopo sua la crocifissione, cioè il 63 d.C. Il reperto che cita Gesù è costituito da un’iscrizione in lingua aramaica (la lingua degli apostoli), incisa su di un ossario vuoto, che recita: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. Lemaire sostiene che lo stile della scrittura, una forma corsiva usata unicamente tra il 10 e il 70 d.C., e il fatto che gli ebrei usarono gli ossari come forma di sepoltura unicamente tra il 20 a.C. e il 70 d.C., pone l’iscrizione proprio nel lasso di tempo in cui vissero Gesù e Giacomo, colui che ha guidato i primi passi della Chiesa a Gerusalemme e chiamato lo "Zaddik", "Giacomo il Giusto". I tre nomi citati nell’ossario erano sicuramente molto comuni all’epoca, ma lo studioso francese stima che in quei tempi esistessero solamente 20 Giacomo che avessero un padre di nome Giuseppe e un fratello di nome Gesù. Inoltre, come afferma l’esperto: “era estremamente inusuale che anche il fratello venisse menzionato in tali occasioni”, infatti se ne conosce solamente un altro esempio in aramaico ed è l'ossario di Kaifa, il sacerdote che consegnò Gesù ai Romani, trovato nel 1990. Giacomo viene citato come "fratello di Gesù" nei Vangeli e come capo della Chiesa di Gerusalemme negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di S. Paolo. Lo storico ebreo del I sec., Giuseppe Flavio, riporta che “il fratello di Gesù, cosiddetto Cristo, Giacomo di nome” era stato lapidato come eretico ebreo nel 62 a.C. Se le sue ossa fossero state poste in un ossario, ciò sarebbe dovuto accadere l’anno successivo quindi il reperto dovrebbe risalire al 63 d.C. Lemaire ha dichiarato alla stampa che il proprietario vuole rimanere nell’anonimato per evitare problemi con i media e le autorità religiose. Egli intende evitare così anche i costi di assicurazione e della sorveglianza dell’oggetto, e non ha intenzione, per ora, di mostrarlo al grande pubblico. Su HERA di novembre maggiori informazioni.

 


 

Martedì 19 Novembre 2002

 

 

Un amico mi ha inviato questa notizia trovata in Rete sul sito della "Pravda" sovietica. Si deducono immediatamente tre cose:

 

1) Il proprietario dell'urna ha improvvisamente deciso di non restare più anonimo esponendosi ai rischi della pubblicità, dapprima temuti, e trovandosi costretto ad assoldare due guardie del corpo per proteggere sé stesso e il reperto.

2) Andrè Lemaire, esimio studioso di antiche trascrizioni, ha dedotto dai suoi studi sul prezioso ossario che non si tratta di artefatto umano, ed è nata l'ipotesi aliena...

3) La Chiesa ha reagito negando ogni coinvolgimento alieno e sfoderando subito le "armi" più classiche: anatemi contro i profanatori ed il consiglio di abbandonare ogni ricerca sul reperto, per tornare a seppellirlo una volta per tutte.

 

Si tratta di un tentativo di aggiungere altra carne sul fuoco in modo da disorientare coloro che si interessano al reperto, nella più classica tecnica di cover-up? Ai lettori la sentenza!

 


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